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Malattie Respiratorie

L’asma bronchiale è una patologia cronica infiammatoria delle vie aeree che colpisce circa il 5% della popolazione generale in Italia e che si manifesta con quadri acuti di affanno a rapida insorgenza, accompagnato da fischi e sibili respiratori e tosse secca e stizzosa, di diversa gravità e durata. La diagnosi è pneumologica ed è basata sulla indagine spirometrica e su prove respiratorie farmacodinamiche. Esistono molti fenotipi di asma che si differenziano nella eziologia, nella presentazione clinica, nel tipo di infiammazione prevalente e nella risposta alla terapia che nella maggioranza dei casi deve essere continua e sotto sorveglianza sai del paziente che del medico curante, per evitare non solo i sintomi, ma la progressione della infiammazione e il rimodellamento delle vie aeree con conseguente perdita di funzione respiratoria.

 

La bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è un disordine funzionale cronico, caratterizzato da una irreversibile e progressiva ostruzione al flusso aereo. E’ la possibile conseguenza di una malattia delle piccole vie aeree (la bronchiolite cronica) o di una distruzione degli alveoli (enfisema polmonare). Il fattore di rischio più frequente per lo sviluppo di BPCO è il fumo di sigaretta attivo (ma anche passivo), ma anche l’inquinamento ambientale (atmosferico, occupazionale e a volte anche domestico).  La BPCO rappresenta la quarta causa di morte nella popolazione adulta nel mondo occidentale. E’ facilmente diagnosticabile tramite una spirometria semplice da eseguire più precocemente possibile in soggetti con fattori di rischio e sintomi suggestivi quali affanno, ridotta tolleranza allo sforzo. Anche la presenza di tosse e catarro cronici (cioè la bronchite cronica) sono un fattore di rischio per lo sviluppo di BPCO. Attualmente la terapia cronica con broncodilatatori e quando indicati gli antiinfiammatori per via locale è molto utile per controllare la patologia (sintomi, funzione polmonare, riacutizzazioni e declino respiratorio), ma tanto più quanto più precocemente viene attuata.

Le pneumopatie diffuse interstiziali (PID) rappresentano un insieme di numerose patologie respiratorie (acute ma più spesso croniche) che si caratterizzano per una presentazione clinico-funzionale-radiologica molto simile rappresentata da dispnea da sforzo, desaturazione ossi-emoglobinica in corso di esercizio fisico e alterazioni radiologiche sempre rilevabili, seppur proteiformi. Molte di queste patologie se sospettate e diagnosticate precocemente sono trattabili e spesso guaribili, ma se non adeguatamente riconosciute possono cronicizzarsi e portare al quadro irreversibile di fibrosi polmonare con serie problematiche in termini di morbilità e di mortalità. Visite pneumologiche, prove di funzionalità respiratoria e imaging polmonare (TAC torace) sono insostituibili per definire la diagnosi, a volte se necessario con l’ausilio di indagini bioptiche (broncoscopiche e chirurgiche).

 

Dopo la pandemia virale da SARS-COV2 che ha portato molti soggetti colpiti a sviluppare complicanze polmonari anche gravi, coloro che sono sopravvissuti hanno la necessità di essere seguiti nel tempo per osservare le conseguenze clinico-funzionali a distanza anche e soprattutto a livello dell’apparato respiratorio. I pneumologi sono in prima linea per gestire con competenza questo delicato compito.